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BRESCIA

Con Bong-HY il motore va a idrogeno

Il Crasl dell'Università Cattolica testa su mezzi pubblici un motore a metano-idrogeno che riduce fortemente le emissioni dei principali inquinanti. E apre il futuro delle auto a idrogeno

[Pubblicato: 23/11/2006]



 

Puntuale, come ogni anno, è tornato il blocco del traffico e i cittadini delle città lombarde sono rimasti a piedi. Ma l’inverno deve ancora arrivare, con le emissioni delle auto a cui si aggiungono quelle delle caldaie. E di nuovo si grida all’emergenza inquinamento, con i soliti provvedimenti tampone efficaci per un  giorno, ma che rinviano solamente la questione.
Da tempo gli esperti indicano come soluzione il passaggio a un’economia basata sull’idrogeno. Una  transizione incoraggiata anche dall’Unione Europea, ma che richiede ancora molto tempo. «I costi sono troppo alti e mancano le infrastrutture per una distribuzione su larga scala», fa notare Antonio Ballarin Denti, docente di Fisica dell’ambiente all’Università Cattolica di Brescia e direttore del Centro di ricerche per l’ambiente e lo sviluppo sostenibile della Lombardia (Crasl). «Sono tuttavia possibili – spiega – piccoli, ma decisivi passi con progetti realizzabili in tempi brevi».

Tra questi il Bong-Hy,  che sta per parallel applications of Blends of Natural Gas and HYdrogen in internal combustion engines and fuel cells. Si tratta di un bando promosso dall’Unione Europea a cui hanno aderito l’Università di Linz in Austria, l’Università di Esslingen e il Centro di ricerche Kibz di Stoccarda in Germania. L’Italia era rappresentata dal Comune di Brescia, partner leader del progetto. I finanziamenti sono arrivati da Bruxelles, dal ministero dei Trasporti e dalla regione Lombardia. Obiettivo trovare un “cocktail” di metano e gas naturali in grado di ridurre le emissioni delle nostre auto. Uno degli istituti esterni coinvolti nel “Bong-Hy” era proprio il Crasl, che si è occupato della sperimentazione di miscele di metano e idrogeno.

 
«L’obiettivo dei nostri test – ricorda Maria Chiesa, responsabile del settore energie rinnovabili e idrogeno del Crasl - era utilizzare questo tipo di combustibile nel tradizionale motore a metano di un veicolo dell’Asm, la ex-municipalizzata di Brescia che si occupa di energia e rifiuti». Il propulsore ha subito modifiche solo nella centralina elettronica, riconfigurata per rendere possibile la combustione di metano e idrogeno. A Roma, nella sala prove del Centro Casaccia dell’Enea sono state simulate diverse condizioni di guida e misurata la quantità delle sostanze nocive emesse. Come “cavia” è stato scelto uno tra i veicoli più inquinanti delle nostre città: i furgoni per la raccolta dei rifiuti o le consegne. I test hanno dato buoni frutti e i risultati sono stati incoraggianti. «Abbiamo notato una sostanziale riduzione nelle emissioni dei principali inquinanti», spiega la ricercatrice del Crasl. In particolare delle sostanze più nocive espulse dalle marmitte, come gli ossidi di azoto, gli idrocarburi, il monossido di carbonio e l’anidride carbonica. Un solo effetto collaterale: la perdita di potenza, soprattutto in accelerazione. «Si tratta comunque di veicoli che viaggiano a velocità medie molto basse – puntualizza la dottoressa Chiesa – quindi non rappresenta un problema. E d’altra parte abbiamo osservato un miglioramento nel rendimento del motore, con la riduzione dei consumi».

Oltre al basso impatto ambientale, la miscela ha il pregio di essere utilizzabile da subito nei normali motori a metano. E la sua distribuzione non richiede particolari sforzi organizzativi, nemmeno per la creazione di infrastrutture. «Per gli autobus o i mezzi di raccolta dei rifiuti – sottolinea infatti la ricercatrice del Crasl – sarebbe sufficiente anche un solo distributore in tutto il territorio di Brescia». Il 16 novembre sono stati presentati ufficialmente i risultati della sperimentazione nel corso di una conferenza internazionale che si è tenuta a Brescia.
Mentre il rapporto finale sugli 11 mesi di test è arrivato a fine novembre, con la conclusione del progetto. La palla passa ora agli enti pubblici. «Mi auguro che non finisca tutto in un cassetto - conclude il professor Ballarin Denti - e che le istituzioni si attivino per sfruttare il prima possibile e su larga scala questi combustibili».

Matteo Merli

 

 
 

 

 

 

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