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Corriere della Sera

 

Brescia, allarme usura " Un night nel mirino "

 

 

 

----------------------------------------------------------------- Brescia, allarme usura "Un night nel mirino" BRESCIA - I cinque colpi di pistola sparati, nella notte tra sabato e domenica, contro l'autorimessa del night "Number In" di Borgonato di Cortefranca (Brescia), "sono contro il titolare, Franco Basalari, e si inquadrano in un vasto giro di usura sul quale indaga la Procura di Brescia": lo ha detto Frediano Manzi, presidente di "Sos racket e usura", in un incontro con i cronisti davanti al Tribunale di Brescia. Manzi, che ha chiesto al prefetto di assegnare la scorta a Basalari e ai suoi familiari in quanto "i colpi sono stati sparati per uccidere, ad altezza d'uomo e con una pistola 357 magnum", ha aggiunto che Basalari e' parte lesa in un'inchiesta condotta dal pm di Brescia, Salamone e i cui testimoni "sono - ha detto - costantemente minacciati". L'inchiesta (per la quale nei mesi scorsi sono stati respinti nove ordini di custodia cautelare) riguarda persone che Manzi ha indicato, come mandanti dell'"attentato a Basalari": si tratta di otto individui, tra cui i responsabili di due finanziarie bresciane. Manzi ha anche detto che il vicepresidente della commissione antimafia, Nicky Vendola, ha presentato interrogazioni sulla vicenda e ha ribadito che dalla sede milanese dell'associazione erano stati sottratti documenti relativi alle denunce che avevano dato il via all'inchiesta bresciana.


 

Pagina 46
(21 aprile 1998) - Corriere della Sera

 

 

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BRESCIA / Dopo tre anni di indagini smascherati 15 «cravattari», il processo a marzo

«Rovinata dagli usurai»

La vittima denuncia: avevo una discoteca, si sono presi anche quella

 

 

BRESCIA / Dopo tre anni di indagini smascherati 15 «cravattari», il processo a marzo «Rovinata dagli usurai» La vittima denuncia: avevo una discoteca, si sono presi anche quella BRESCIA - «Il treno della giustizia è lento. Ma prima o poi arriva al capolinea». Rita Adami, ridotta sul lastrico dagli usurai, commenta così la richiesta del pubblico ministero bresciano Fabio Salamone di processare i quindici presunti «cravattari» componenti di una gang che, dice la signora, «mi ha rovinato la vita portandosi via tutto: azienda e serenità». Il giudice Carlo Bianchetti ha fissato l' udienza preliminare per l' 8 marzo del 2000. «Saranno passati tre anni da quando è cominciata questa terribile storia», aggiunge con amarezza la signora Rita. Una vicenda complessa. Tutto ruota attorno ad una finanziaria, la Business, con fama di «salvagente per aziende in difficoltà». Ma era una trappola: sono infatti dieci gli imprenditori che si sono rivolti alla finanziaria e ora si ritrovano parte lesa al processo. Tra loro, la signora Rita Adami che con il marito Francesco Basalari possedeva il «Number In» di Cortefranca - locale notturno vicino alla discoteca «Number One» chiusa dalla magistratura e di proprietà del cognato Mario Basalari. Quindici invece gli imputati di associazione a delinquere finalizzata all' usura con l' aggravante di aver approfittato di soggetti in difficoltà. Presunto capo della gang è Giovanni Cesaroni, 57 anni, uomo di affari residente a Brescia. Fra i suoi più stretti collaboratori il figlio Antonio, 31 anni, e il cugino Roberto Leonori, 41 anni. «Ci trovavamo in serie difficoltà economiche - ricorda la signora Rita -. C' è stato presentato un uomo d' affari che si è offerto di aiutarci: lui avrebbe trattato con i creditori. Il locale, intestato ad una nuova società, sarebbe stato salvato e noi avremmo continuato a lavorare pagando l' affitto ai nuovi proprietari nominali». Sottoscritti gli accordi, la situazione è precipitata. Rimpianti? «Abbiamo fatto troppe firme senza capire quello che stava succedendo - commenta la signora Rita - così ci siamo ritrovati senza più niente: né locale, né lavoro». Nunzia Vallini

Vallini Nunzia
 

Pagina 51
(17 dicembre 1999) - Corriere della Sera

 

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Corriere della Sera

Una vittima denuncia: i "cravattari" si sono presi tutti i miei beni, ma saro' io a finire sotto processo

"Usurai impuniti, giudici assenti"

Sos racket al ministro Diliberto: mandi gli ispettori a Brescia

 

 

----------------------------------------------------------------- Una vittima denuncia: i "cravattari" si sono presi tutti i miei beni, ma saro' io a finire sotto processo "Usurai impuniti, giudici assenti" Sos racket al ministro Diliberto: mandi gli ispettori a Brescia BRESCIA - Gli usurai restano impuniti, le vittime invece rischiano il processo. "Ci sono gravissime anomalie nel modo di procedere della giustizia bresciana - dice Frediano Manzi, presidente dell' Associazione Sos racket e usura della Lombardia - per questo abbiamo interpellato il ministro Diliberto, perche' invii nel Bresciano i suoi ispettori". Nessuno infatti, sostiene Manzi, sarebbe capace di spiegare perche' si e' arenata l' indagine dell' antimafia avviata due anni fa sulla base delle segnalazioni dell' Associazione. Inchiesta che vedeva indagate 10 persone, tra cui due notai e un ufficiale di polizia giudiziaria. "Mentre le istituzioni si palleggiano le responsabilita' , le vittime di quell' associazione per delinquere sono in balia di gravissimi episodi intimidatori", aggiunge Manzi. Non solo. La mancata giustizia ora veste anche i panni della beffa. Come quella che denuncia Rita Adami, imprenditrice di Cortefranca, vittima dell' usura: "Ci hanno portato via tutto: azienda e serenita' . E come se non bastasse, a essere vicini ad un rinvio a giudizio, per mancato pagamento della locazione, siamo noi: io e mio marito. L' inchiesta a carico di quella banda e' in alto mare, e loro si godono tranquillamente tutto quello che prima era nostro". La goccia che ha fatto traboccare il vaso della sopportazione e aperto la strada alla richiesta di un intervento diretto del ministro di Grazia e giustizia e' stata una comunicazione del Comune di Cortefranca: la signora Rita e il marito, Franco Basalari, titolari della "Ciack Sas" che gestisce un locale pubblico, sono chiamati a restituire le licenze commerciali perche' devono essere reintestate a favore della nuova societa' proprietaria del locale. "Prima si erano impossessati dei nostri incassi, poi dell' immobile. Adesso un ente pubblico come il Comune affida loro persino la gestione. Non importa a nessuno, evidentemente, se loro sono indagati dall' antimafia per associazione a delinquere finalizzata alla truffa, l' estorsione e l' usura". Rita Adami, sostenuta nella sua denuncia dall' Associazione Sos racket ed usura e da altri imprenditori ridotti alla fame, parla come un fiume in piena: "Che fine hanno fatto le promesse di tutela delle vittime dell' usura? Ci hanno intimidito, minacciato e rovinato. A mio marito un anno fa hanno addirittura sparato, i miei figli sono stati aggrediti. Eppure a maggio saremo noi ad andare in Tribunale come imputati: gli usurai ci hanno denunciato, perche' abbamo smesso di pagare il canone di locazione del locale che un tempo era di nostra proprieta' . C' e' da giurare che ne usciremo con un rinvio a giudizio". Nunzia Vallini

Vallini Nunzia
 

Pagina 51

 

Corriere della Sera

ATTENTATO IERI A MEZZOGIORNO

Distrutta sede di Sos racket e usura

 

 

 

----------------------------------------------------------------- ATTENTATO IERI A MEZZOGIORNO Distrutta sede di Sos racket e usura L'altra sera hanno lasciato inciso un messaggio mafioso sulla segreteria telefonica dell'associazione "Sos racket ed usura". Poi, all'ora di pranzo di ieri, sono passati a vie di fatto. Ignoti, sfondato il portone dello stabile e la porta d'ingresso della sede, in via Piermarini 10, al Sempione, sono entrati nel locali devastandoli. Prima che l'allarme a infrarossi collegato a un combinatore telefonico entrasse in funzione facendo accorrere polizia e carabinieri, gli sconosciuti sono riusciti a imbrattare i muri, a mandare in pezzi una fotocopiatrice e a concentrare in mezzo a una stanza un mucchio di volantini e documenti. L'intenzione era quella di incendiare tutto con una tanica di benzina. Ma, disturbati, gli attentatori sono riusciti a fuggire prima dell'arrivo delle forze dell'ordine. Come ha ricordato Frediano Manzi, presidente dell'associazione, sono mesi che nella sede avvengono incursioni dal significato preciso: furti di documenti di taglieggiati, croci tracciate sui muri. Una decina di giorni fa una vittima dell'usura, socio dell'associazione, era sfuggito per un soffio a un attentato avvenuto a Cortefranca, in provincia di Brescia. Ignoti lo avevano sorpreso in strada e gli avevano sparato contro 5 colpi di pistola, uno dei quali gli aveva sfiorato la testa. E poi tantissime telefonate anonime con minacce pesantissime, come quella arrivata proprio l'altra sera e rimasta incisa sulla segreteria telefonica: "Pezzi di m... - ha detto un uomo con accento siciliano -, vi faremo saltare tutti in aria". La registrazione e' stata immediatamente sequestrata dalla polizia. Dal momento in cui e' scattato l'attentato di ieri sono arrivate in via Piermarini numerose telefonate "mute". Dall'altra capo del filo si sentiva soltanto il respiro di una persona. Proprio in ragione di questa situazione la Prefettura ha deciso di recente di intensificare in via Piermarini la sorveglianza delle forze dell'ordine.


 

Pagina 43
(4 maggio 1998) - Corriere della Sera

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

 

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